La torre storta – A queer Festival

 

(Press “Q” to continue)

Da marzo a giugno un festival “oltre il genere” in tutta la città di Pisa

9 realtà, 4 location, oltre 20 eventi

“C’è una torre che sulla città di Pisa pende, anziché svettare”. Comincia con queste parole il manifesto “La Torre Storta”, prima pietra di un movimento emergente, sottoscritto da decine di persone singole, associazioni, spazi e imprese culturali pisane, che dà il nome a un calendario di iniziative a Pisa sul tema del “queer”. 

Teatro Rossi Aperto, Cantiere Sanbernardo, Lumière, Glauco – Associazione Universitaria LGBTQI*, Pinkriot Arcigay Pisa, La Collettiva, Queersquilie, Pisa Underground Movement, Secondo Piano a Sinistra. Questi i soggetti promotori e organizzatori del calendario, che hanno ideato oltre 20 iniziative rivolte a pubblici diversi, dal 17 marzo al 10 giugno.

Che cos’è il Queer?
Un concetto ancora piuttosto sconosciuto, meno noto della più familiare sigla “Lgbt”, ma non meno dirompente e in grado di imporsi sulla scena pubblica come veicolo di emancipazione e diritti.

“Queer” è un termine ombrello che in inglese significa eccentrico, storto, strano. Nasce come un insulto ma è stato riappropriato nell’ambito delle teorie di genere, per indicare tutte le identità, gli orientamenti, le pratiche e i corpi non riconducibili ad un rigida distinzione “maschio-femmina” o alla norma eterosessuale. Queer significa quindi superamento delle categorie di genere, ma anche lotta al carattere normativo e repressivo del genere, nei confronti di tutte le identità non conformi.

Il festival La Torre Storta parte quindi dall’esigenza di diffondere informazioni corrette e strumenti di conoscenza sul tema del queer e sulle sue infinite declinazioni. A partire dalle esperienze concrete, quotidiane, di chi il festival lo ha costruito e ideato. 

Cosa può essere quindi il queer nello spazio pubblico di questa città universitaria, che è di chi ha avuto la fortuna di nascerci e di chi fortunatamente ha potuto arrivarci? In che modo i nostri corpi differenti, sfaccettati e ambigui percorrono il suo spazio pubblico? Quali drag indossiamo quotidianamente per assolvere alla rispettabilità della vita accademica? Dove si rintana la sessualità polimorfa della città della Torre Storta? L’ammiccante e polimorfa Pisa può essere una città per i soggetti queer? 

Ripartendo dalle comunità che già esistono, il festival vuole portare alla luce spettacoli, concerti, laboratori, incontri, discussioni. Come conclude il Manifesto:

Partendo da noi e dai nostri corpi favolosi, far scintillare la possibilità che possano esistere forme di vita fuori dalla Norma, spazi in cui si entra con la barba e si esce col rossetto, in cui la gonna e il pantalone non sono in contraddizione; spazi favolosi e brillanti, spazi in cui è possibile fallire dalla Norma col sorriso sulle labbra. Spazi di relazione, spazi comuni, spazi queer come la Torre che ci ha accolt_ e che, ostinata, continua a pendere anziché svettare. 

 

Il Manifesto

C’è una torre che sulla città di Pisa pende, anziché svettare. Il terreno cedevole su cui sorge ha portato le generazioni di lavoratori che l’hanno costruita a raddrizzare man mano la sua direzione, tentando comunque di guadagnare il cielo dalla sua irrimediabile stortezza; e questa curva docile che traccia nel cielo è quella che turisti da tutto il mondo vengono a osservare, per assecondarla nelle loro foto in posa tai chi e andar via, avendo a mala pena percorso le strade del centro. Excuse me, where’s the tower?
Piazza dei Miracoli, sulla quale la torre si piega, è leggermente decentrata. Volendo, è storta anche lei. A fianco, obliquamente, una città moderna di piccolo-medio taglio conduce una vita tutta diversa dalla calma erbosa della piazza del Duomo: novantamila abitanti, diciassettemila studenti fuori sede e cinquantamila in tutto, chissà quante persone migranti e non registrate. Tre università, di cui due di eccellenza, e ancora musei, centri di calcolo, un aeroporto internazionale di recente strappato dall’eterna egemonia fiorentina. Uno stadio, tanti tifosi, una squadra in casacca neroazzurra.
Non certo una metropoli, ma una città vissuta intensamente. Il rituale della polemica sulla movida nel centro città si replica ogni anno sempre uguale: troppi giovani per le strade, troppi studenti a ubriacarsi tra i locali concentrati tra le piazze delle Vettovaglie, di Sant’omobono e dei Cavalieri; e contemporaneamente però non muore il tentativo di animarla dal basso, attraverso luoghi di aggregazione tenuti in piedi dal lavoro costante di movimenti politici o di associazioni, determinati a proporre delle alternative al circuito alcolico del centro storico, ben consapevoli che non sono tanto l’alcol o la droga il problema, quanto più il tipo di socialità che si immagina per la nostra città.
Storta e contraddittoria, questa città del sapere e della storia, tagliata da un fiume melmoso che sfocia, poco dopo, nel Tirreno; e tra le varie contraddizioni, il misto di tolleranza diffusa e di sospetto nascondimento della vita lesbica, gay, bi-, trans*, queer. La queerness è già qui e attraversa gli abitanti di questa città, apparentemente placida e ferma, attenta a esaltare il suo passato remoto di libero comune portuale prima e di Medicea rilevanza poi; dimentica invece del suo passato recente che dal ’68 al ’77, dalla scena punk all’impegno quotidiano dei centri sociali, ha sempre espresso delle forme di vita in controtendenza. Storte, punk. Queer.
Abbiamo bisogno di sapere cosa può essere il queer nello spazio pubblico di questa città universitaria, che è di chi ha avuto la fortuna di nascerci e di chi fortunatamente ha potuto arrivarci; come i nostri corpi differenti, sfaccettati e ambigui percorrono il suo spazio pubblico apparentemente liscio. Quali drag indossiamo quotidianamente per assolvere alla rispettabilità della vita accademica? Dove si rintana la sessualità polimorfa della città della Torre Storta? Che cos’è questa migrazione del fine settimana verso la Darsena viareggina o verso le serate gay di Lucca e Firenze? L’ammiccante e polimorfa Pisa può essere una città per i soggetti queer?
Ripartendo dalle comunità che già esistono, dall’underground e dai muri di casse che premono già contro la sottile membrana della placida Città Storta; dai desideri privatizzati nelle nostre camere in affitto a 300 e più euro, affogati in fiumi di birra; dai luoghi in cui abbiamo provato a costruire altre forme di relazione, di amicizia e di condivisione; da tutto questo vorremmo portare alla luce spettacoli, concerti, laboratori, incontri, discussioni. Partendo da noi e dai nostri corpi favolosi, far scintillare la possibilità che possano esistere forme di vita fuori dalla Norma, spazi in cui si entra con la barba e si esce col rossetto, in cui la gonna e il pantalone non sono in contraddizione; spazi favolosi e brillanti, spazi in cui è possibile fallire dalla Norma col sorriso sulle labbra. Spazi di relazione, spazi comuni, spazi queer come la Torre che ci ha accolt_ e che, ostinata, continua a pendere anziché svettare.

Il calendario

 

 

 

Laboratorio di Drag Kinging

dragking2930ottobre

Laboratorio di Drag Kinging

condotto da

Marianna Manca/Bianco

Teatro Rossi Aperto, Queersquilie e Pinkriot Arcigay Pisa organizzano sabato 29 e domenica 30 Ottobre 2016 un laboratorio di Drag King con Marianna Manca/ Bianco.

Prenotazione obbligatoria. Scrivere a prenotazioni@teatrorossiaperto.it

IL LABORATORIO
Il kinging è una pratica di attraversamento di genere verso il maschile. A partire dallo stereotipo del ruolo/comportamento riconosciuto socialmente come maschile, si intraprende un viaggio nella ridefinizione di genere del proprio corpo, inteso come sguardo su di sé, sull’altro e sullo spazio pubblico. La tradizione da cui proviene è quella queer e drag, quest’ultima una pratica artistica che attraverso la parodia, il playback e il capovolgimento dei cliché di genere, ha contribuito, come il nome suggerisce (drag in inglese significa trascinare oltre) a ridefinire o meglio mettere in discussione il binarismo e la dicotomia dei generi maschile e femminile, in un continuo spostamento dei confini dell’identità di genere, e non solo.
La proposta dello stereotipo è un punto di partenza condiviso, da cui il proprio corpo e il proprio immaginario possono trarre stimoli per guardarsi/ascoltarsi/percepirsi, liberati dal preconcetto di un’appartenenza ‘biologica’ al genere che determinerebbe la propria identità. Ciò che infine prende vita non è uno scimmiottamento del maschile sociale ma il corpo di un maschile personale e peculiare che emerge dai propri modelli di riferimento, immaginari erotici, background antropologici: il tutto agito dal corpo, dalla sua vibrazione, dallo/dagli specchi che lo riflettono, dalle relazioni che ne scaturiscono.
Gli strumenti saranno il travestimento, il trucco, la postura del corpo e il rapporto con lo spazio, la voce, il gioco di ruolo. È un’esperienza che comincia con regole semplici e che, arricchita dall’apporto del vissuto e della sensibilità di ognuno dei partecipanti, diventa un viaggio mai scontato nella rappresentazione di sé e della propria identità.
Ultimo passaggio proposto sarà un’uscita in king nello spazio pubblico: una consapevole performance di genere in cui poter sperimentare l’invisibilità del neutro maschile e abitare come fosse un luogo la con-fusione tra osservator* e osservat*.
È un’occasione divertente ma non per questo meno seria, per riappropriarci del nostro potere di generare sguardi, desideri, incanti, illusioni e, chissà, anche di realizzare sogni.

Il laboratorio dura 2 giorni:
I giorno – dalle 11 alle 19:00:
respirazione, contatto col corpo, attraversamento dello stereotipo sociale e costruzione delle posture. Vestizione e incontro con lo specchio. Feed back.

II giorno –dalle 10 alle 18:
Contatto col corpo. Voce. Il trucco e la vestizione. Improvvisazioni teatrali e simulazioni. Uscita in King.
Feed back finale.

Il laboratorio si terrà al Teatro Rossi Aperto ed è aperto a tutt* indipendentemente dal sesso biologico o dall’identità di genere.

La quota consigliata è fissata a 25€ (20€ per studenti/inoccupat*).

Prenotazioni: prenotazioni@teatrorossiaperto.it
I posti sono limitati(18).

Il laboratorio è figlio dell’esperienza decennale del gruppo gender-drag Eyes Wild Drag, di cui la conduttrice è stata tra le fondatrici. Per la costruzione del laboratorio è stato fondamentale l’incontro con il lavoro di Beatriz Preciado e di Diane Torr e con artist* come Eleonora dall’Ovo, Ocean Le Roy, Debra Kate.

 

MARIANNA MANCA /BIANCO

Artista e performer queer da più di 10 anni. Co-fodatrice del gruppo Eyes Wild Drag.
Coautrice e attrice/attore degli spettacoli teatrali: ‘Il Girotondo’, ‘Drag Cabaret’, ‘Hard Core’ andati in scena in Italia e all’estero.
Co-organizzatrice di eventi culturali e fino al 2015 del festival artistico Genderotica.
Da oltre 7 anni ideatrice e conduttrice di laboratori sull’attraversamento di genere rivolti ad adulti. Attualmente impegnata come co-ideatrice e conduttrice di laboratori teatrali per bambini e di laboratori di teatro ed evoluzione personale per adulti.
Co-protagonista del film-documentario ’Al di là dello specchio’ di Cecilia Grasso che racconta dell’attività laboratoriale e performativa del gruppo Eyes Wild Drag.
Attualmente impegnata come coautrice, attrice e co-regista dello spettacolo ‘Assaggi di donna’ della compagnia teatrale femminile LABirinti.